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Osteoporosi: fattori di rischio, prevenzione, diagnosi e cura

Cosa è l'osteoporosi? Quali sono le cause? Come evitarla e come curarla? Risponde la Professoressa Maria Luisa Brandi, intervistata sul Corriere della Sera.

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L’osteoporosi è una malattia silente, che riduce progressivamente la densità minerale ossea alterandone la microarchitettura e rendendo lo scheletro fragile e soggetto a fratture per traumi anche minimi. Colpisce in particolare anziani e donne in menopausa, ma esiste anche una forma secondaria conseguenza di altre patologie sistemiche o terapie farmacologiche prolungate che accelerano la perdita di massa ossea.

I fattori di rischio più importanti sono:

  • Genetica e familiarità.
  • Sesso femminile e menopausa precoce.
  • Dieta povera di calcio e carenza di vitamina D.
  • Stile di vita sedentario, fumo, consumo eccessivo di alcol e caffeina.
  • Alcune malattie e farmaci che interferiscono con il metabolismo osseo.

La prevenzione è quindi fondamentale: un'attività fisica regolare, alimentazione equilibrata con il giusto apporto di calcio, esposizione solare moderata per la vitamina D, astensione da fumo e alcol sono misure efficaci per contenere il rischio di fragilità ossea.

La diagnosi per questa subdola patologia, come prevede l'OMS, si basa sulla misurazione della densità minerale ossea tramite esame strumentale MOC. Grazie a questo test viene calcolato un punteggio (Tscore) che indica di quanto ci si discosta dal picco di massa ossea raggiunto intorno ai 20 anni di età e permettono di identificare precocemente l'osteopenia (perdita iniziale di massa ossea, Tscore tra -1 e -2.5) o l'osteoporosi (perdita avanzata con Tscore > -2.5). Ma questi risultati vanno poi considerati nel più ampio quadro generale, valutando sesso, età, dieta, stile di vita, assunzione di farmaci, malattie endocrine, renali, reumatiche, così da valutare infine il reale rischio di nuove fratture.

Dopo la prima frattura è stato infatti calcolato un aumentato rischio di 5 volte di fratturarsi nuovamente; l'obiettivo primario quindi è proprio di ridurre questo rischio e, quando possibile, migliorare la massa ossea. La terapia dovrebbe iniziare con farmaci anabolici (che stimolano la formazione ossea), per poi passare agli antiriassorbitivi (che ne inibiscono la distruzione), oltre ovviamente all'integrazione di calcio e vitamina D se necessario.

I farmaci attualmente disponibili oggi potrebbero prevenire il 70% delle fratture da fragilità, ma purtroppo vengono prescritti solo al 20% degli aventi diritto. A guarigione avvenuta sarebbe auspicabile che il paziente potesse essere inserito in un percorso di continuità assistenziale, mettendo in atto strategie per evitare ulteriori fratture, con il duplice risultato di alleviare l'aggravio di spesa pubblica e risparmiare inutili sofferenze al paziente.

VEDI INFOGRAFICA COMPLETA
DEL CORRIERE DELLA SERA
SULLA OSTEOPOROSI

Fonte dati: Corriere della Sera

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